Ingredienti: una mostra, uno spazio svuotato per l'occasione e riempito con le opere di cinquanta artisti, il buio.
Un sabato, il 14 marzo 2009, a Brugherio nello studio di Umberto.
Gli artisti partecipanti a Kunst Brulé sono gli amici degli amici, ma noi ci fidiamo dei nostri amici. Presentano delle cose o delle non-cose che si possono vedere o sentire in assenza di luce.
Il vin brulé è una bevanda calda preparata con il vino rosso, è diffusa in numerosi paesi ed è semplice da preparare, forse. Ha dato il nome a questa mostra che è stata inaugurata in ritardo. E allora si fanno i sorbetti al mandarino.
Il lux ha per simbolo lx ed è l'unità di misura per l'illuminamento del Sistema Internazionale. Un lux è pari a un lumen fratto un metro quadrato, nonché la sigla aggiuntiva di questa edizione della mostra.
Vive a Ferrara, lavora a Bologna.
Fa parte di Darth, associazione di artisti e curatori.
Cerca di prendersi cura degli artisti, secondo le sue possibilità.
Una mostra di cinquantaquattro artisti fatta al buio, senza comunicato stampa o altra forma di diffusione, non è solo un intrigante gesto d'artista dal sapore un po' "carbonaro", ma può servire a restituire un senso all'abitudine della collettiva. Nel momento in cui si cerca di aprire ad un presunto "pubblico allargato" l'arte vivente, si inciampa spesso in una serie di risultati deludenti, enfatizzando solo il lato festaiolo a detrimento della benché minima concessione di tempo e attenzione all'opera. Bene per il relax dello spirito, ma non se ci si siede sull'opra. Senza dubbio, da un lato servirebbe un confronto anche spigoloso con il mondo che c'è là fuori, e quindi se apertura deve essere che lo sia davvero, e non ponendo tutta una serie di ostacoli di ordine culturale e sociale (linguaggio criptico, freddezza esibita, negazione degli strumenti di lettura ecc.) all'ingresso dei non addetti ai lavori o anche solo di nuove presenze interessate ma spaesate. Ma dall'altro lato, contestualmente, sarebbe pure necessaria l'abitudine ad un riscontro diretto all'interno del mondo dell'arte, per costruire reti di rapporti, per discutere anche in modo tecnico dei rispettivi lavori, per non essere "isole nella corrente", con una franchezza che può esserci solo in situazioni che per un istante siano libere dalla catalizzazione di uno sguardo esterno giudicante, tanto più di chi svolge la pratica di osservare e concettualizzare senza prima preoccuparsi di ascoltare l'opera e chi l'ha fatta. C'è sempre più bisogno di costruire a partire dai rapporti. Forse c'è bisogno di idee un po' radicali come KunstBrulé: al buio l'opera può finalmente brillare di luce propria e chi le sta attorno parla, ma tende a farlo a bassa voce.
Nato a Viterbo nel 1966. Vive e lavora a Roma e a Milano. Si è diplomato nel 1987 all'Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 1997 ha pubblicato il saggio teorico sulla 'Divisione dell'unità visiva' edito da Stampa Alternativa. Opera con la fibra ottica dal 1996. Ha vinto per 2 volte nel 2000 e nel 2005 il premio 'Overseas Grantee' della Pollock Krasner Foundation di New York, e nel 2002 il premio Targetti Art Light Collection “White Sculpture”. Attualmente insegna Installazioni Multimediali presso l'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. L'attenzione di Carlo Bernardini è rivolta al rapporto dialettico tra la linea e il monocromo, quali momenti diversificati della concezione raffigurativa spazio-luce.
Una volta qualcuno mi disse che in arte non esiste volgarità. Una volta qualcuno mi raccontò di un dentista che suggerì ad un suo paziente, di ovviare ad una dentatura non certo splendente, indossando una cravatta marrone (misticismo del pendant). Una volta lessi un testo dove si spiegava come il fare arte, fosse appoggiare le cose in una certa maniera. Una volta qualcuno mi domandò spiegazioni riguardo il mio operare. Risposi che stavo costruendo un mondo tutto mio, visto le scarse probabilità di conquista di quello reale. Lo scopo: costruire un mondo autonomo da chi lo produce, da chi lo guarda, da chi lo incontra. Costruire un’immagine speculare della realtà, dove realtà non può avere nulla a che vedere con il realismo. Per chi fa il nostro lavoro, l’unica cosa importante è dimostrare di avere cattivo gusto, di compiacersi di fronte alla bruttezza, di preferire la banalità. Difatti il cercatore d’oro non cerca l’oro nelle miniere, ma lo cerca dove non ci si aspetta di trovarlo. Per cui abbiate pazienza se si scherza, rimescolando spesso le carte, cercando di mimetizzare il percorso seguito. Ma la strada non è sicura e non si sa con precisione dove sia la meta.
Comunque vada sarà un successo (per qualcuno).
Sergio Breviario Prototipo di macchina per nascondere il mondo, 2009. Gesso patinato, lampada, piante grasse, misure variabili
Dopo un’attività negli anni settanta nel campo della ricerca teatrale, dal 1980 si dedica alla pittura interessandosi alle problematiche relative alla trasformazione dell’immagine e alla sua rielaborazione attraverso l’uso di simbolismi e di specifici materiali.
Nata a Castellaneta (TA) nel 1980, si è diplomata nel 2004 all'Accademia di Belle Arti di Lecce in Pittura ed ha frequentato il corso di specializzazione in Grafica d'arte presso l'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.
Lucia Casavola Fiducia. Legno e lampada fluorescente
Vive e lavora a Bologna. Dal dialetto romagnolo Anna-lisa significa Anna consumata. Se una cosa è “lisa” infatti, tipo un paio di pantaloni, i gomiti di una giacca i bordi di un paio di jeans, si dice che sono lisi, cconsunti. Annalisa dunque è una consumata artista che predilige l’arte “dialettica” alla sola arte.
Ama particolarmente progetti di public art, preferibilmente “people oriented” e collaborazioni. Penso che l’opera parli da se, ma credo anche che se ne parliamo e ne scriviamo insieme parli di più. Da quattro anni ha fondato un’associazione di artisti-curatori dal nome Darth, che a poco avranno una nuova sede in Via dello Scalo a Bologna. I progetti più rappresentativi sono gli “Incontri a porte chiuse”.
Il suo lavoro ruota tutto attorno alla parola, scritta e letta. In questo momento sta partecipando a una iniziativa di cui è contenta di essere stata invitata. Kunstbrulé è luce, senza riflettori. L'opera che propone si chiama Strega: è una strega chi ha fatto esperienza del buio, chi non ha più paura dell'ombra (proiettata sul muro), è una strega chi ha lasciato l'oscuro dietro di sé, chi l'ha attraversato.
Meri Gorni Strega, 2007. Filo di ferro, carta, lumini di cera.
Sono nato nel mese di Maggio “per la gioia di mamma e di babbo mio vi annuncio che da oggi ci sono anch’io”.
Il sistema organizzato degli organi che formano il mio corpo è un complesso unico di 10 elevato alla potenza di 28 atomi.
Da un certo tempo su questa terra, continuo a cercare fra la consistenza delle cose, fra la vitalità di questa biosfera, una convincente indicazione di salvezza.
Il dualismo buio/luce rappresenta nella filosofia platonica il processo che dalla conoscenza imperfetta degli oggetti materiali giunge alla conoscenza universale. Lo iato fra i due mondi è colmato dalla presenza di un Daimon, Eros, che ha la funzione di interpretare e trasmettere i messaggi da una sfera all'altra. Eros, figlio di povertà ed espediente, è un essere a metà tra il buio e la luce, tra l'ignoranza e la visione vera, tra la mortalità e la divinità.
Simona Luchian, 1987, studentessa di filosofia, fotografa, cameriera.
Simona Luchian Il gallo canta. Registrazione sonora
La sua opera Immagini di luce venne esposta nel 1994 a Mozzate, in una villa completamente al buio, in occasione di una mostra del gruppo "Action Immageante", del quale l'artista faceva parte.
Nataly Maier Immagini di luce, 1994. Ferro, vetro e torcia elettrica
Ferdinando Mazzitelli conosce bene una dozzina di dialetti del Sud Italia. Per questo forse conosce poco l'inglese anche se gli piacciono le inglesi, le americane, le Hawaiane, le indiane, le australiane, ecc, ecc ecc...
Ferdinando Mazzitelli In & In, 2009. Luce su disegno, materiali vari in piccola dimensione
Il Museo Portatile Microcollection nasce il 24 maggio 1990 quando la sua Direttrice Elisa Bollazzi, in visita al Padiglione Inglese della Biennale di Venezia, quasi per caso, ha pensato di prelevare alcuni frammenti di una meravigliosa opera di Anish Kapoor, finiti accidentalmente sul pavimento. Queste microparticelle, dimenticate dai più, hanno rappresentato una vera e propria svolta, un’illuminazione e l’inizio diun nuovo modo di muoversi di galleria in galleria, di museo in museo, nei circuiti dell’arte italiani ed internazionali, alla ricerca di nuovemicroacquisizioni che sarebbero andate altrimenti distrutte.
Nasce a Milano l'8 marzo 1941. E sordisce nel mondo della fotografia come assistente di Ugo Mulas. All'inizio degli anni '60 realizza reportages dall'Italia e dall'Estero per riviste come Panorama, Settimo Giorno, Il Mondo e Oggi. Sul finire di quegli anni inizia il suo rapporto con la moda collaborando con le più qualificate testate italiane ed estere. Non si sottrae alle lusinghe della pubblicità e pubblica diversi libri.
La prima mostra personale è del 1984 e viene curata nell'allestimento da Mario Botta.
Dagli inizi degli anni '90 abbandona lentamente moda e pubblicità e ritorna alla fotografia - reportage, del resto mai abbandonata.
Di origine veneta, vive e lavora a Milano. Dopo il Liceo Artistico si è diplomata in pittura all'Accademia di Belle Arti a Venezia, nel 1976; ha proseguito gli studi in Arte Astratta all'Accademia di Salisburgo con Mario De Luigi e si è iscritta all'Accademia di Belle Arti a Brera, dove ora è coordinatrice del dipartimento di Grafica d'Arte.
Nato ad Arona (NO), nel 1964, attualmente vive e lavora a Montano (Como). Dipinge e sa fare anche molte cose, tra cui il pane, il gelato alla salvia, la marmellata, le cialde. Negli ultimi anni si è dedicato molto anche alla scrittura e alla preghiera.
Dal 1994 ha realizzato con Luca Scarabelli il quaderno e il progetto “Vegetali Ignoti”.
Suoi lavori sono stati presenti al Museo della Permanente Milano, Vera Vita Gioia Napoli, Spsas Locarno, Palazzo Ducale Genova, Galleria Civica Campione d'Italia, Museo d'arte moderna Gazoldo degli Ippoliti, Spazio Guicciardini Milano, Vanna Casati Bergamo, O' artoteca Milano, Spazio Juliet Trieste, Galleria Alessandro De March Legnano, Civica Galleria di San Marino, Westmoreland Co. Pennsylvania, Cité des Arts Parigi, Museo d'arte contemporanea Tehran, Schulse-Eisenstein gallerie San Francisco, Ass. arte Giappone Milano, Di.Art Museo d'arte religiosa Trapani.
Riccardo Paracchini Senza titolo. Intervento con Rosario benedetto, ceri, stoffa damascata bianca
Steve Piccolo used to be a musician whose hobby was field recordings and sound art, now he's a sound artist whose hobby is music, a situation that reflects industrial and market dynamics more than any real change in his interests and activities. He was one of the founding members of the Lounge Lizards in New York in the late 1970s-early 1980s. He has done soundtracks for many videos by international artists, teaches 'sound design' in art academies, curates the 'sound of art' pages for Undo.net and writes a monthly column in the magazine 'InSound'.
Steve Piccolo Ghosts (via Quarenghi). Suoni da installare in una casa abbandonata
Franco Sartori, nato Rovigo, il 4 agosto 1959, cresce a Muggiò. Oggi vive a Cusano Milanino. Artista, restauratore, pensa e progetta le sue opere artistiche ovunque, le realizza a Monza.
Franco Sartori Pensieri privati x. Acrilico su legno, fotocellula di prossimità, luci, 30×30×30 cm
'Una volta, si era nel 1920, incontrai Velimir Chlebnikov a una serata di poesia che era stata organizzata con lui da Esenin e Mariengof, giunti a Charkov. Quella sera Velimir, con la barba e i capelli incolti, vestito da una goffa palandrana, lento nei movimenti come una sonnambula, fu consacrato Presidente del Globo terrestre'.
Nell'anno 1999/00 frequenta l'accademia di Belle Arti di Macerata. Nel 2002 va in erasmus a Manchester e frequenta la School of fine art and design e si diploma nell'anno 2004/05. È laureata al biennio di specializzazione in arti visive, indirizzo pittura, all'accademia di Belle arti di Brera, Milano.